Capitolo due.

(Per non perdersi neanche un capitolo della storia seguire il link>https://wp.me/pazPOP-14)

Mi precipito al piano di sotto, esco fuori, gli corro incontro e gli butto le braccia al collo facendomi scappare un:«Mi sei mancato da morire.»

«Anche tu.» Mi dice affondando il viso nel mio collo.

Dopo lunghi minuti in quella posizione, ci stacchiamo e mi accorgo di essere rossa in viso, quindi per spezzare la tensione, gli dico un po’ timidamente:«Ehm…é una bella macchina.»

«Già. L’ho comprata da poco, é una Ford Mustang Decapottabile!» Dice mostrandomi il suo sorriso fantastico che gli fa spuntare quelle fossette che amo tanto.

«Vuoi entrare a mangiare qualcosa? Mia madre sarà molto felice di vederti!»

«Beh…ho già fatto colazione, ma non mi dispiacerà salutare Carol!»

E senza darmi neanche il tempo di rispondere, mi prende per mano e mi conduce dentro casa come se non conoscessi quel posto, ma lo lascio fare.

Il suo tocco é cosí leggero che a stento lo sento, ma cosí dolce che all’improvviso mi fa avvampare e noto che se ne accorto, perché mi domanda:«É successo qualcosa?»

«Cosa…Ah…Ehm…no niente, fa solo troppo caldo qui, é meglio che ci sbrighiamo, cosí potrò finalmente abbracciare Jennifer.» Farnetico, ma lui non sembra accorgersi del mio imbarazzo.

Mia madre alla vista di Brian lo abbraccia cosí forte da soffocarlo, ed é grazie a un mio colpo di tosse che lei si stacca, evitando il mio sguardo.

«Allora…che si dice lí in città? Lo studio? E Jennifer come sta? E…»

«Mamma!» La interrompo, lanciandole uno sguardo che parla da sé.

«Scusa…» mormora con aria triste.

«Carol non preoccuparti, mi é sempre piaciuto parlare con te.

Per rispondere a tutte le tue domande…beh si, in città tutto bene, la scuola per me é finita, ora ho bisogno di trovare solo un lavoro e…si, Jennifer sta piú che bene ed é elettrizzata all’idea di rivedere Zoe!»

É fantastico come questo ragazzo riesca ad aggiustare qualsiasi cosa io distrugga. É come se avesse una missione speciale da compiere: rendere felici le persone che ho accanto.

Vengo riscossa dalla mano di Brian che volteggia su e giú davanti ai miei occhi dicendomi:«Terra chiama Zoe! Terra chiama Zoe!»

«Zoe Miller al suo servizio, Signore!» Dico e entrambi scoppiamo in una sonora risata, che mi riempie il cuore di felicità.

«Beh…sarà meglio che andiate o farete tardi per il pranzo.» Mia madre interrompe il momento dolce che si era creato tra me e Brian, ma mi accorgo che ha di nuovo le lacrime agli occhi.

«Brian, potresti andare a prendere la mia valigia in camera? Sai, ci puoi lasciare due minuti da sole?» Gli sussurro.

«Certo, non c’é bisogno neanche di chiedermelo…VADO A PRENDERE LA TUA ROBA, ZOE!» Annuncia e scompare alla fine delle scale.

Mi rivolgo a mia madre con un sorriso accennato e corro ad abbracciarla.

«Scusa é che sei la mia bambina.» Dice tra i singhiozzi.

«Mamma ho sedici anni, sono abbastanza grandicella…»

«Per me rimarrai sempre la mia bambina.» Dice accarezzandomi con una mano i capelli.

«Tranquilla, starò via solo per l’estate, non devo mica andare in guerra.» Ironizzo, strappandole una risatina.

I suoi occhi non sono piú colmi di lacrime, ma sono tornati a brillare mettendo in evidenza le sue varie tonalità di verde e blu mescolati insieme, come se quegli occhi fossero stati dipinti apposta per lei.

I capelli neri, ricci e corti fanno un certo contrasto con il suo sguardo, come se potesse ipnotizzarti da un momento all’altro.

A interrompere il nostro abbraccio, che sembrava impossibile sciogliere, é Brian.

«Zoe hai portato pochissimi accessori, vero?» Dice sarcastico e io stando al gioco rispondo:«Oh si, stavo appunto pensando di aggiungere qualcos’altro…»

«NO, NO! Credo che basti e avanzi.» Dice con quella sua voce calda che ti fa venire i brividi.

Entrambi scoppiamo in una grande risata, in seguito si aggiunge mia madre e dopo essersi asciugata le lacrime per il troppo ridere, ci dice:«Mi raccomando, attenzione a tutto e…Zoe, comportati bene…!!»

«Mamma, ho sedici anni!» Le ricordo.

Lei sbuffa ma poi amorevolmente mi dice:«Vieni qui.» Mi rifugio in quell’abbraccio materno che mi trasmette il calore di casa.

«Ti chiamo appena arrivo! Ci vediamo alla fine dell’estate!» Urlo sopra il vento primaverile che mi sferza il viso, costringendomi a chiudere gli occhi.

«Fate buon viaggio!» Urla altrettanto mia madre.

«A presto, Signora Anderson!» Urla Brian salutando con la mano.

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