Capitolo tre.

(Per non perdersi neanche un capitolo della storia seguire il link>https://wp.me/pazPOP-1d)

Siamo a metà strada ormai da quando siamo partiti e io non faccio altro che fissare Brian come se fosse un monumento antico e importante di un museo. É perfetto. I capelli lisci sono spettinati dal vento e i raggi del sole li fanno sembrare piú chiari di quello che sono. Al posto degli occhi é come se avesse due pietre preziose di un verde intenso e che non smettono mai di luccicare.

Anche io ho gli occhi verdi e i commenti della gente sono sempre stati: wow; che occhi magnifici; sono stupendi!

A me non é mai importato cosa pensassero. Per me sono semplici occhi, non hanno niente di eccezionale.

Dovrebbero vedere gli occhi di Brian, quelli si che sono fantastici!

Mi piacerebbe che sia lui a farmi un complimento e non gente di cui non mi importa neanche l’esistenza.

«Hai degli occhi bellissimi, te l’avevano mai detto?»

É uno scherzo, un sogno o…solo la semplice realtà?

«Da-davvero…?» Gli domando balbettando.

«Si, perché dovrei mentirti? Sono profondi…penso che dietro quegli occhi cristallini c’é qualcosa di stupendo oltre a quello che tutti vedono apparentemente.»

Sono diventata rossa e sento avvampare ancora di piú quando con una mano mi accarezza una guancia.

«Ehm…Beh…Nessuno mi aveva detto cose del genere…Sul serio…» Mento.

«Mi stupisce…sei cosí bella», e per un momento distoglie lo sguardo dalla strada per incrociare i miei occhi. Sono persa completamente. É come toccare il fondo e non riuscire a risalire.

Cerco di cambiare argomento e quindi gli domando:«Posso accendere lo stereo?»

Lo fa lui e mette una canzone a me familiare…poi la riconosco…quella canzone che parla di un amore profondo e indissolubile anche se ostacolato dal destino.

«Ma questa é la mia…» incomincio ma poi continua lui:«La tua canzone preferita, lo so…avevi dieci anni quando la stavi ascoltando ed eri in camera tua, ricordi?»

Cerco di ricordare e qualcosa forse mi viene in mente, ma non ne ho la certezza e per questo lo lascio continuare.

«Era la prima volta che ti venivamo a fare visita: io, Jennifer e i miei. Jennifer aveva la tua età mentre io ero piú grande di 3 anni. Entrammo in camera tua e io ti vidi che cantavi e ballavi…” Al pensiero di quel ricordo rise, poi continuò.

«Eri buffa ma anche adorabile. Ricordo ancora l’espressione che ti si formò sul viso quando ti accorgesti di noi.»

«ORA RICORDO!» Urlo ridendo.

«Sai…da quel momento, questa é diventata la mia canzone preferita.»

«Non pensavi che “I hate you, I love you” fosse da ‘femminucce’?» Gli chiesi ridendo.

«Lo pensavo all’età di tredici anni ora sono cresciutello direi.» dice ridendo anche lui.

«Spero che questa amicizia che c’é tra noi non finisca mai.» Sorride felice.

Lui é contento della nostra stupida amicizia e io che speravo in qualcos’altro con lui, magari una relazione vera e propria. Mi sono illusa solo per un paio di complimenti e ho capito che devo permettere alle sue parole di non entrarmi dentro come proiettili, causando una ferita impossibile da rimarginare.

«Lo spero anch’io…» Mento, per la seconda volta in una giornata…

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